[Firenze] Al “Da Vinci” autogestito una riflessione sulla Buona Scuola e l’alternanza scuola-lavoro

Venerdì 20 ottobre al liceo scientifico “Leonardo Da Vinci” di Firenze, dove era in atto un’autogestione, i compagni e le compagne della Corrente Studentesca Anticapitalista (CorSA) hanno partecipato ad un incontro con gli studenti a proposito della “Buona Scuola” e dell’alternanza scuola-lavoro.

La maggior parte degli studenti presenti frequentava la prima o la seconda superiore (alcuni erano del terzo anno), e quindi in buona parte non avevano alcuna conoscenza pratica dell’alternanza scuola-lavoro.

L’incontro si è tenuto in un’aula di scienze (dove quindi ci siamo ritrovati purtroppo in cattedra, ma siamo riusciti ad intavolare una discussione libera e aperta), dalle ore 9:00 alle ore 11:00. Si è discusso di vari argomenti riguardanti la nuova riforma scolastica varata nel 2015. Inizialmente in maniera più generale su cosa è la riforma della Buona Scuola (nei suoi principali aspetti) e di quanto essa in realtà non sia tanto “buona’’, e infine abbiamo affrontato l’argomento un po’ più sentito dagli studenti: l’alternanza scuola-lavoro e di cosa in realtà sia nei fatti pratici e non solo in teoria.

Abbiamo sentito varie opinioni sull’alternanza, sia positive che negative e di cosa pensavano che fosse, soprattutto da chi ne sapeva poco.

Sono state raccontate esperienze di ragazzi che avevano provato l’alternanza o di chi aveva sentito esperienze altrui. Da questi interventi è risultato, in modo abbastanza chiaro e distinto, che questa riforma non incentiva la formazione degli studenti, ma realizza nel concreto lo sfruttamento di manodopera non qualificata: a gratis, dove le spese per i mezzi di spostamento sono a carico dello studente e della sua famiglia, dove manca e/o scarseggia la copertura assicurativa in caso di incidente/malattia professionale, lasciata quindi a carico della famiglia, senza contare la perdita di ore di studio da parte dello studente, cosa che può compromettere l’andamento scolastico. Inoltre spesso gli alunni vengano lasciati lì a non fare nulla: mansioni dequalificanti, cioè inutili e non attinenti agli studi liceali, professionali o tecnici.

Sono state anche riferite alcune esperienze positive, nella parte relativa alle sole mansioni, da parte di studenti che stavano nella stessa struttura lavorativa di altri che hanno definito la loro esperienza negativa: ma sappiamo bene che una tantum, relativamente ad alcuni aspetti, si può avere un’esperienza positiva circoscritta all’immediato, ma ciò non cambia la logica negativa, filo-aziendale e classista ed elusiva delle tutele sul posto di lavoro, dell’alternanza scuola-lavoro nel quadro della riforma Buona Scuola. Infatti, tale ‘’impressione positiva’’ è in realtà una conferma di quanto scritto sopra: dipende dallo studente specifico e dalle risorse dell’istituto. Variano le situazioni lavorative e scolastiche, prodotto delle scelte dello studente e anche dall’istituto in cui si è iscritti. Ovvero non è la norma ma l’eccezione e rispecchia uno degli scopi della riforma: la possibilità di scelta dello studente dipende fondamentalmente dal tipo di scuola che frequenta e delle risorse economiche a disposizione di quest’ultima, amplificando le diseguaglianze economiche e di classe che già la scuola italiana riflette. La scuola meglio valutata in termini di sbocchi lavorativi, che meglio risponde alle esigenze del mercato nel suo progetto formativo (nella “Buona Scuola” il dirigente scolastico elabora il POF, riducendo gli organi dei docenti da decisionali a meramente consultivi, con la possibilità di ricorrere a “sponsor” privati, a risorse esterne) e che attrae in buona parte i figli della classe dirigente, avrà maggiori possibilità economiche e quindi permetterà un regime di alternanza migliore; la scuola di periferia, con maggiore mix culturale, e frequentata prevalentemente da studenti con famiglie di estrazione operaia, limiterà, se non azzererà la cosiddetta “scelta dello studente”.

Da qualunque angolazione la si consideri, l’alternanza scuola-lavoro e la “Buona Scuola” ripropongono e amplificano la divisione tra “scuole di seria A e scuole di serie B”.

Inoltre, abbiamo continuato dicendo che la riflessione sull’alternanza, nell’ottica di darsi degli strumenti come studenti per combatterla e rifiutarla, è da portare non a livello individuale ma collettivo. Solo ragionando in maniera collettiva è possibile la costruzione di una mobilitazione unitaria in grado di denunciare l’obiettivo filo-padronale della controriforma: nella totalità delle esperienze che abbiamo riscontrato, sia all’interno di questo incontro ma anche al di fuori ( nel liceo stesso o in altri articoli di giornale che parlavano della questione), risulta che non può esistere un’alternanza scuola-lavoro positiva, perché i soli a guadagnare da questa riforma sono i datori di lavoro che sfruttano manodopera a costo zero.

In linea generale questo incontro ha avuto un andamento positivo, che ci ha permesso anche di distribuire ad alcuni studenti il nostro bollettino Scrittoinrosso e di ottenere qualche contatto per una futura collaborazione.

Come CorSA crediamo che solo con una forte mobilitazione, di classe e di massa, sia possibile cambiare le cose. Solo mettendo in campo manifestazioni, scioperi, autogestioni e occupazioni, iniziando a sfruttare ogni spazio di intervento possibile, a partire dalle scuole e dalle università, in assemblee e comitati di mobilitazione, è possibile mettere in discussione la contro-riforma.

Questa contro-riforma non danneggia solo gli studenti ma più in generale anche i lavoratori, che in prospettiva potrebbero venire licenziati perché la manodopera gratuita porta più profitto al padrone e meno istruzione qualificata per lo studente.

Per una lotta unitaria di studenti e lavoratori contro la “Buona Scuola” e il suo governo!

Per un sistema di istruzione gratuito e di qualità nella prospettiva di una scuola autogestita da studenti e lavoratori!

CorSA – Toscana

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